Vatican News – Mobilitazione di massa a Kiev: la marcia dell’11 luglio, un sogno di pace

La società civile torna in campo. Dopo la carovana della pace, #Stopthewarnow, che lo scorso 1 aprile ha raggiunto Leopoli e ha permesso anche l’evacuazione di persone fragili, il 24 giugno e 14 luglio prossimi si replicherà ad Odessa. Ma l’11 luglio, festa di San Benedetto patrono d’Europa e anniversario della strage di Srebrenica, è previsto anche un secondo cammino di pace, quello messo in campo da Mean, Movimento Europeo di Azione Nonviolenta

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

“Uno sforzo creativo proporzionale ai pericoli che minacciano la pace. Il nostro vuole essere questo”. Così a Vatican News Riccardo Bonacina, uno dei promotori, presenta un sogno che si avvera, quello di MEAN Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, che sta organizzando una manifestazione per la pace a Kiev l’11 luglio prossimo. “L’Ucraina  – spiega – ha bisogno della vicinanza degli europei, non solo dei leader ma del popolo, dei cittadini” che devono essere coinvolti in un concreto cammino per la pace. Gli organizzatori che hanno scelto una data simbolo per l’Europa, hanno definito i dettagli della manifestazione, il cui luogo di svolgimento rimarrà segreto fino alla fine, nei colloqui con le autorità civili e con le rappresentanze della Chiesa locale proprio in questa settimana. Tutto è pronto, è stato – lascia intendere Bonacina – un lungo cammino che ha cambiato i loro e i nostri cuori: 

 

Una marcia di pace nel cuore di una città e di un Paese annientato dalla guerra. Voi di MEAN parlate di un “sogno” che si avvera. Quale è?

Il sogno è quello di non usare l’Ucraina come palcoscenico per andare a dire che siamo buoni e non vogliamo la guerra e fare le nostre manifestazioni veloci. Il sogno è quello di lavorare con la società civile ucraina che all’inizio ci chiedeva solo armi e che ha visto crescere lo spirito nazionalistico prima non così forte in tutta l’area. Quindi è stato un lavoro intenso di 40 giorni in cui piano piano loro hanno capito che il fatto che gli europei portino lì la loro presenza, è un’arma: è l’arma di cui parlava Ghandi, l’arma della non violenza. Loro hanno capito e stiamo lavorando insieme. Il nostro sogno è provare ad essere più che pacifisti, pacificatori, lavorare con quanti sono in una situazione pazzesca e hanno sete di giustizia. E ce la stiamo facendo, anche se con le nostre piccole forze. E sarà bello. L’11 luglio è poi una data simbolica: da una parte è il giorno di San Benedetto patrono d’Europa, quindi segno di speranza, dall’altro è il giorno del massacro nel 1995 di Srebrenica, il peggiore in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale, un fallimento per il continente. Quel giorno non saremo solo italiani, tedeschi, francesi ecc…, ma anche tanti ucraini che con noi vogliono fare un pezzo di strada insieme. Dunque il sogno vero è questo: lavorare insieme agli ucraini e provare ad uscire dalla guerra intesa come pensiero totalitario, come un veleno che ti mette contro i tuoi parenti e non ti fa intravedere nessuna possibilità d’intesa.

11 luglio data simbolica dunque, richiamo all’Europa, speranza e fallimento insieme. Per definire l’identità di questa manifestazione è stato stilato anche una sorta di decalogo in cui si ritrova tanto di quanto il Papa sta dicendo con forza negli ultimi tempi: la guerra non deve essere un’abitudine, non ci sono cattivi e buoni, non si vince con le armi. È questo il cuore del decalogo? 

Una delle ispirazioni che abbiamo avuto è una frase di Robert Schuman, ministro degli Esteri francese in quello che viene considerato uno dei primi discorsi chiave per la nascita dell’Europa, nel maggio 1950: la pace mondiale – diceva – non si salvaguarda senza sforzi creativi proporzionali ai pericoli che la minacciano. Un invito che abbiamo sentito attualissimo: forse è più rischioso stare seduti nei nostri salotti che andare lì a portare il nostro abbraccio agli ucraini. Secondo noi serve uno sforzo creativo proporzionale alle minacce della pace. E il nostro vuole essere questo sforzo creativo. E poi, pensiamo anche che l’Europa debba porsi come attore autonomo e deciso. Ieri la visita dei tre leader a Kiev è stato un bel segnale, però lì devono andarci anche gli europei, oltre ai governi. Noi vorremmo che anche gli europei facessero questo cammino di pace. Infine, c’è anche un aspetto politico nella nostra iniziativa.  Alex Langer aveva proposto tanti anni fa, negli anni ’90, la nascita di Corpi Civili di Pace. Oggi l’Europa sta decidendo di avere delle Forze Armate autonome, e può essere una strada anche intelligente rispetto ad armarsi in proprio, e ha deciso di fare un contingente di 5 mila militari. Noi vorremmo che accanto ci fossero 5000 Corpi Civili di Pace che magari, se ci fossero stati nel 2014 nel Donbass, le cose sarebbero andate diversamente. Anche in Italia nel 1994, ebbe inizio una sperimentazione dei Corpi Civili di Pace. Sono stati stanziati 9 milioni per la sperimentazione. Ecco, dal 2014 ad oggi, sono stati spesi solo 5 milioni: cioè, noi abbiamo speso dal 2014 a oggi 190 miliardi in armi e non siamo stati capaci di spendere 9 milioni per una sperimentazione seria dei Corpi Civili di Pace. Quindi dal punto di vista politico la nostra richiesta è che l’Europa e l’Italia riprendano in mano questo progetto che sembra quanto mai necessario.

Stando infatti anche all’ultimo rapporto del Sipri, il mondo continua ad armarsi. Come dice Papa Francesco, non è così che si costruisce la pace, è proprio quanto si sta verificando?

Il Papa ha assolutamente ragione: la guerra finisce col disarmo, l’orizzonte prospettico deve essere quello. Pensiamo anche ad un’altra cosa: sperando che questa guerra finisca presto, ma che fine faranno le armi mandate in Ucraina? Altrove e in altre occasioni le armi inviate hanno avuto la loro vita e i loro destini sono stati clamorosi. Armarsi non è mai dunque la risposta. E poi un appello. Abbiamo bisogno anche di fondi per portare avanti la nostra marcia e le nostre iniziative: intanto abbiamo fatto un accordo con tanti Municipi ucraini per far passare l’estate ai figli delle vittime di guerra in Italia e al sole, quindi ci sono 60 Comuni italiani che hanno molti progetti di campi estivi per loro. Quindi per sostenere la marcia e per sostenere questo progetto di sollievo per gli orfani ucraini potete andare sul sito Project Mean e trovare tutte le informazioni, tutte le possibilità per partecipare, per sostenere e per informare.

 

Ascolta l’intervista integrale a Riccardo Bonacina su Vatican News

 

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