Pacifismo: le tre proposte del Movimento europeo di azione nonviolenta

di Vita.it

Andiamo a Brovary per essere accanto alle fatiche di Sisifo degli ucraini e delle ucraine che, incuranti delle continue oppressioni, dei missili russi che continuano a cadere, hanno costruito con il nostro piccolo contributo una minuscola oasi di pace, per far giocare i bambini, per offrire uno spazio caldo agli studenti con stufe di ultima generazione e consentire alle famiglie di incontrarsi in un posto in cui l’elettricità non si stacca a causa dei vili attacchi alle centrali elettriche

 

Arrivano per Pasqua le proposte del Movimento europeo di azione nonviolenta (Mean), proposte alle varie anime del pacifismo italiano e alle istituzioni italiane ed europee perché percorrano vie strutturali per la pacificazione.

“Di fronte alla guerra di aggressione russa i membri del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, assieme agli esponenti della società civile ucraina e in sintonia con la voce dell’opposizione russa alla guerra, hanno a lungo discusso e riflettuto su due domande: “Come avremmo potuto evitarla?”, “Cosa fare per porre fine alla guerra al più presto senza perpetuare le condizioni che l’hanno resa possibile?”

La nostra riflessione si propone di far uscire la società civile pacifista da un dibattito polarizzato sull’opportunità o meno dell’invio delle armi per provare a ritrovare l’indispensabile unità di intenti e d’azione necessaria al cammino di una pace possibile e giusta”.

Tra appelli superficiali e accordi disattesi

Che fare quindi? Come smarcarsi dai tentativi fatti in questi anni di interposizione civile e falliti, come andare oltre i facili appelli alla pace senza concretezza e senza costrutto, appelli fatti spesso sulla testa e sulla sofferenza del popolo ucraino? Il Mean propone una strada.

“Come esponenti di una società civile europea che si colloca decisamente al fianco del popolo ucraino, nel mezzo di una aggressione che punta a terrorizzare i civili ed a sottomettere un intero popolo ai voleri di una superpotenza atomica, troviamo insopportabile la reiterazione degli appelli alla ripresa di negoziati che non siano forieri di una concreta capacità di implementazione.

La storia della indipendenza Ucraina, dal 1991 ad oggi, è costellata da patti e accordi rimasti sulla carta e, francamente, visto che il risultato sono case e vite distrutte, pensiamo sia inutile ridurre il discorso alla dicotomia, rassicurante solo per il dibattito mediatico, pace/guerra, come se nel pacifismo europeo ci fosse un popolo diabolico

favorevole al protrarsi della guerra ed un altro virtuoso che, contestando l’invio delle armi, si schiera automaticamente per la pace. Se lo scenario che abbiamo di fronte fosse di così facile risoluzione non servirebbe l’apporto del pensiero critico del pacifismo e della nonviolenza.

Riteniamo vitale, invece, che tutto il movimento pacifista unitariamente, accanto alle battaglie e campagne per il disarmo e la non proliferazione nucleare, si mobiliti urgentemente oggi affinché il Consiglio Europeo decida finalmente la istituzione di autentici Corpi Civili di Pace Europei, dotati di tutti gli strumenti e mezzi che ne assicurino l’autorevolezza e la forza necessarie ad adempiere la loro missione”.

Il documento del Mean si chiude lanciando 3 proposte concrete a movimenti e istituzioni.

 

 

Prima proposta

La prima proposta è “la convocazione di una “Conferenza Europea sui criteri per la istituzione e per la operatività dei Corpi Civili di Pace Europei” con protagonisti i costruttori di pace sia istituzionali che non governativi (come del resto era nelle intenzioni di Alex Langer) con esperienze significative sul campo. Una conferenza promossa, in una città dell’Ucraina, come sede di un tale evento.

Chiediamo inoltre al Consiglio di includere il progetto di CCPE nel nuovo Civilian CSDP Compact che sarà presentato a Maggio e al governo italiano, in particolare, di sostenere questa proposta

Si tratta di osare pensare a livello europeo ad un organismo sulla gestione costruttiva dei conflitti come necessario complemento e pari dignità del corpo militare previsto dalla “Bussola” approvata dai ministri della difesa dei Paesi Ue nel marzo 2022 e che prevede entro il 2025 una forza di 5000 militari per il pronto intervento. Si tratta, per le istituzioni europee di riconoscere che come tutti i cambiamenti sistemici, anche questo, deve trovare fonte e impulso nelle dinamiche della società civile e in nuove forme di dialogo fra società civile e rappresentanze politiche”.

 

Seconda proposta

La seconda proposta “è rivolta al Governo italiano perché rilanci e ridefinisca il concetto di Corpi civili di Pace nel nostro Paese uscendo dalla sperimentazione infinita in cui li si è confinati dal 2014 ad oggi. Dal 2014 a 31 dicembre 2022, l’Italia ha speso 190 miliardi di euro in Spesa Militare ma non è riuscita a spendere 9 milioni per sperimentazione Corpi Civili di Pace”.

 

Terza proposta

La Terza proposta è la convocazione di una “Marcia nonviolenta della fraternità e della pace” da farsi possibilmente entro l’estate 2023 come manifestazione nonviolenta conclusiva della Conferenza di cui alla Proposta 1.

Dalla rivoluzione francese alla liberazione dal nazifascimo l’Europa civile si è sempre distinta per la sua capacità di sovvertire con la forza degli ultimi e degli oppressi le posizioni degli oppressori, fino a costituire ordinamenti sociali ed istituzionali sempre più democratici, egalitari e liberali.

Siamo altresì consapevoli di trovarci di fronte all’inedito di dover esercitare, per la prima volta dai trattati di Roma che hanno istituito la CECA e la CEE, la nostra “coscienza atomica”, la coscienza di un pacifismo attivo che ha il compito di scongiurare con ogni forza del cuore e dell’intelletto l’autodistruzione del nostro continente per mano delle potenze nucleari, potenze che sono visibilmente in gioco nello scenario attuale del conflitto ucraino.

La marcia dovrà essere la dimostrazione plastica della coscienza atomica degli europei e dovrà essere capace di coinvolgere migliaia di cittadini provenienti da tutti i paesi europei e guidata dalla società civile ucraina che in questo primo anno di guerra si è distinta non solo per la resistenza in armi, ma anche e soprattutto per le tante e quotidiane forme della resistenza nonviolenta all’invasione della Federazione Russa.

Essa dovrà avvenire sulla scorta degli insegnamenti gandhiani, del pensiero laico pacifista europeo e degli insegnamenti della recente dottrina sociale della Chiesa Cattolica così come delle dottrine pacifiste di tutte le religioni presenti nella nostra casa comune. La marcia europea dovrà costituire una vera e propria catena di fratellanza che metta in primo piano, in prima pagina, chi ha diritto alla difesa di fronte alla aggressione, ma non ha niente a che vedere con i “signori della guerra”, da qualsiasi parte si collochino, e ha molto a che fare con le occasioni perdute di amore e creatività, provocate da ogni guerra”.

 

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