Non possiamo rimanere spettatori passivi

di  Paolo Della Rocca
MOVI – Movimento di Volontariato Italiano

Toccare un luogo di sofferenza, vedere e ascoltare come la violenza si è manifestata in un modo atroce, così come sta succedendo in queste ore a Gaza, e in tante altre parti del mondo, ci può far sentire impotenti, schiacciati dal male.
Ma la lezione che mi porto da queste giornate è che non possiamo rimanere spettatori passivi, guai a metterci dalla parte degli osservatori. Quella violenza interpella ciascuno di noi!
– toccare quelle sofferenze ha un valore prima di tutto per noi che ci siamo andati, perché ci obbliga a fare i conti con quella violenza, a non girarci dall’altra parte, a metterci in un atteggiamento di conversione e nello stesso tempo è importante per chi può raccontare quel dolore, non si sente solo, non impazzisce, perché ha uno spazio di ascolto, di riconoscimento della sofferenza, e questo attiva un processo di elaborazione affinché quel dolore non si trasformi in altra violenza.
– ripensando a queste giornate vissute a Kiev, mi è risuonato il vangelo di Giovanni. Nell’ora delle tenebre, nell’ora della violenza, del tradimento, proprio in quella notte Gesù prima lava i piedi e poi consegna il comandamento dell’amore ai suoi discepoli, spiazza i discepoli.
Ecco credo profondamente che come cristiani abbiamo bisogno di ritrovare la creatività della forza della risurrezione, di rispondere alla violenza mettendo in atto gesti di spiazzamento della violenza, gesti creativi di amore.
Rispondere alla violenza con la violenza genera altra violenza, l’aggressore va fermato, l’aggredito va difeso, ma nello stesso tempo ci dobbiamo rendere protagonisti di gesti che spiazzano la violenza.
Magari riuscissimo a mettere al centro della nostra pastorale, della nostra teologia, del nostro benpensare gesti di spiazzamento, gesti che hanno il profumo della nonviolenza evangelica, sentiremmo anche fluire la forza della risurrezione, e forse quella liturgia che a volte ci sembra vuota e noiosa e quella pastorale ripetitiva acquisterebbe un sapore nuovo, donando senso alle nostre vite ripiegate e apatiche.
Portare i nostri corpi in un Paese in guerra è un piccolo gesto di spiazzamento.
Francesco d’Assisi lo fece con il sultano, poi con il lupo di Gubbio….
Grazie al MEAN Movimento Europeo Azione Nonviolenta e a tutti coloro che hanno aderito in questo gesto di spiazzamento》.

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