L’economista Leonardo Becchetti intervista Angelo Moretti per Vita

Ha deciso che non poteva restare indifferente alla guerra in Europa e ai suoi pericoli e ha deciso di andare a Kiev partorendo la “pazza idea” di una presenza e di un intervento della società civile in loco per costruire la pace. Io non ho ben capito tutto ma quando Angelo si muove qualcosa di particolarmente folle e creativo è in azione. Per questo gli ho fatto tante domande

l mio amico Angelo Moretti, compagno di tante vicende in Next e Gioosto, grande animatore dell’economia civile in Campania con il consorzio Sale della Terra e oggi anche consigliere comunale a Benevento ha deciso che non poteva restare indifferente alla guerra in Europa e ai suoi pericoli e ha deciso di andare a Kiev partorendo la “pazza idea” di una presenza e di un intervento della società civile in loco per costruire la pace. Io non ho ben capito tutto ma quando Angelo si muove qualcosa di particolarmente folle e creativo è in azione….

Il modo migliore per collegare il suo lavoro in Ucraina con la nostra presenza qui è iniziare un dialogo scritto con lui che può aiutare a capire chi come noi sta qui e ha a cuore le sorti della pace…ripercorrendo anche i tanti dubbi ed interrogativi che corrono nella comunicazione su una vicenda che ci ha dilaniato non solo per il contenuto oggettivo di lutti e di paure ma anche, confessiamolo, per le idee che ciascuno di noi ha sulla propria personale soluzione da suggerire per contribuire alla soluzione del problema.

La tecnologia ci aiuta ed è possibile, anche a tanta distanza di chilometri iniziare un dialogo un po’ diverso da quelli dell’Antica Grecia, che alla fine precipita sempre nella forma scritta, ma che si snoda attraverso le nuove tecnologie delle chat online che ci consentono di interagire superando vincoli spazio-temporali.

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Angelo noi della cittadinanza attiva speriamo in te. La cittadinanza attiva è la leva che può sollevare il mondo e per questo ci battiamo da anni per il consumo e risparmio responsabile (il voto col portafoglio), per le comunità energetiche, per la gestione condivisa dei beni comuni e dei servizi di welfare attraverso la co-progettazione. Anche le istituzioni che prima ci guardavano con sufficienza e scetticismo lanciano un grido d’allarme e si rendono conto che le democrazie stanno scivolando verso un declino ed una china pericolosa se non sono animate dal cuore caldo della cittadinanza attiva. Un mondo fatto solo di grandi poteri che si muovono e di rancorosi leoni da tastiera è un mondo che rischia la catastrofe sotto l’azione di tanti piccoli grandi Putin del momento.

La guerra sembra aver fatto fare un passo indietro proprio alle logiche della cittadinanza attiva. Il pallino è in mano ai grandi poteri ma il gesto tuo e delle tante organizzazioni che hai aggregato in Mean (Movimento Euroeo di Azione Nonviolenta) sembra sfidare questa logica e questa narrazione. Cosa hai fatto sinora e cosa ti proponi di fare?

In che modo la cittadinanza attiva per la pace può funzionare ed avvicinarsi alla soluzione del conflitto?

Angelo Moretti: Grazie Leonardo, tu hai descritto bene il movimento iniziale. Siamo qui a Kiev e ci torneremo con la stessa logica di quei cittadini che mentre passeggiano nelle loro città vedono una carta a terra e la raccolgono per buttarla nel contenitore più vicino. La riflessione del cittadino attivo non si ferma alla esclamazione “che inciviltà!”, oppure alla considerazione sulla inefficienza della macchina organizzativa pubblica deputata alla pulizia delle strade, ma rivolge domande a se stessa: ma se non la raccolgo io questa carta a terra, chi altri lo farà? Perché non dovrei farlo io? Perché non dovrebbe toccare a me piegarmi e raccogliere un rifiuto lasciato da altri? Ecco più o meno con la stessa logica ci chiediamo: ma se la pace va costruita e vanno quindi cercate soluzioni per il bene comune, all’interno di un territorio che sentiamo nostro perché “europeo” nel sentiment, perché io non dovrei essere lì dove il conflitto c’è e coinvolgermi nella ricerca della soluzione? Nessuno dice che andare a Kiev significa risolvere il conflitto, ma ognuno di noi qui sente che solo da qui è possibile parlarne ed immaginare le vie della tregua e sentiamo che tocca a noi farlo, ai cittadini comuni, alle tante lavoratrici e lavoratori europei, ai giovani, ai pensionati , a chiunque abbia a cuore il futuro dell’Europa. La pace non è un tema solo da addetti al settore, come la pulizia di una città non è solo compito dei netturbini, la pace è un compito corale. Ma richiede sforzi creativi che non possono prescindere dal dialogo fisico ed intenso con chi oggi è aggredito e sogna, a ragione, prima di tutto la pace per sé e per la sua famiglia in un regime di libertà personali, come unico risultato possibile della fine di un’aggressione.

Angelo quindi sei un pacifista di quelli che pensano che non si debbano dare armi agli ucraini…oppure qualcosa di diverso?

Angelo Moretti: La cittadinanza attiva che va in Ucraina e parla con gli straordinari cittadini attivi di questo popolo, da cui abbiamo tanto da imparare, evita che gli ucraini sentano la solidarietà degli europei solo nel volume di armi che inviamo o nelle sanzioni che infliggiamo al nemico. Le armi sono assolutamente necessarie ad una resistenza fatta di persone comuni che dal 2013 hanno deciso di sottrarsi alla sfera di influenza russa che voleva attirarla a sè e che per questo stanno pagando prezzi altissimi, ma, come anche gli ucraini ci hanno detto, le armi non sono affatto una soluzione, sono un male necessario, come i tubi di scappamento delle auto e dei van che ci mobiliteranno verso Kiev: creano inquinamento ma non possiamo farne a meno. Se oggi dicessimo agli ucraini di essere solidali al loro dolore ed alla ingiustizia subita solo con le nostre intenzioni nonviolente, sarebbe come prenderli in giro, equivarrebbe a chiedere di portare “un po’ di pazienza” ad una persona che continua a subire violenza in casa, e che non ha nessuna polizia o giudice a cui rivolgersi per una difesa immediata. Ma le armi non servono affatto alla costruzione della pace, possono solo provare a fermare il nemico, che invade e distrugge territori con missili e bome proibite, con truppe di terra che sparano ai civili, con strascichi di stupri e violenze inaudite. Per far avanzare la pace serve un’azione diplomatica internazionale (che per noi del progetto MEAN deve avere una leadership europea) che si aggiunga alle sanzioni; per la pace serve accelerare l’avvento di una nuova economia, civile, che sia sostenuta da un’azione massiva della base. Ma non basta desiderare questi cambiamenti dalle nostre case sicure.

Gli europei sono chiamati a condividere le sciagure dei fratelli ucraini non solo con il prezzo più alto del pane e del gas, ma con una presenza fisica che non li faccia sentire soli, oggi. Sappiamo che quando si arriva ad un accordo, si arriva al punto in cui tutti ci rimettono qualcosa, fosse anche l’ascia che si è costretti a seppellire, la rabbia accumulata , il desiderio di giustizia, ed in quei giorni lì, quelli in cui un accordo può essere vicino, gli europei non possono essere identificati dai fratelli e le sorelle ucraine, solo con il potere delle armi che hanno ceduto, devono essere sentiti e “visti” come persone, come un popolo pacificatore che non hanno lasciati soli gli ucraini quando si è avvicinata la possibilità di un’intesa per il cessate il fuoco . Michel Foucault diceva che la politica è la guerra continuata attraverso il dialogo , capovolgendo l’aforisma di Clausevitz, noi dobbiamo essere già qui quando questo capovolgimento da inciviltà della guerra a civiltà della diplomazia sarà possibile, per accompagnare e sostenere gli ucraini nelle loro scelte.

In queste diverse visite ed incontri che stiamo svolgendo come delegazione del progetto Mean ci accorgiamo che gli sguardi cambiano, le visioni si aprono, che ciò che prima era impossibile per i nostri uditori diventa poi idea seducente e condivisibile.

Noi italiani abbiamo imparato tantissimo dagli incontri con la società civile ucraina, ma ci accorgiamo che anche loro hanno voglia di apprendere da noi altre possibili visioni: dopo un primo atteggiamento di chiusura, posizionato sul polo “vogliamo solo la vittoria”, si riesce ad arrivare ad un polo diverso “vogliamo solo la pace”, semplicemente dialogando dal vivo.

Cercare la pace non vuol dire fare sconti alla verità. Dobbiamo riconoscere che questa è un’aggressione di un paese alla sovranità di un altro paese, non sappiamo quanto dettata dall’invecchiamento ed impazzimento di un leader autocratico, sicuramente figlia di un difetto di democrazia in Russia, democrazia che con i suoi pesi e contrappesi, seppur imperfetti, avrebbe impedito una situazione del genere. Come si fa a fare passi avanti nella pace di fronte ad un aggressore così determinato ad andare avanti? O c’è qualcosa che potrebbe incidere anche nella sua strategia? Insomma, prova a delineare il meglio che ti auguri dall’iniziativa della società civile non violenta…cosa potrebbe succedere in positivo?

 

Angelo Moretti: Sappiamo di non poter dialogare con un aggressore violento ed irrazionale che ha dichiarato intenti abominevoli, come la scomparsa dell’Ucraina e della sua millenaria cultura, ed è per questo che dobbiamo guardare la realtà per quella che è: noi possiamo solo dare forza all’ aggredito ed isolare l’aggressore, o almeno la sua propaganda. Bastano le sanzioni? Sono certamente importanti , ma se non si vive fianco a fianco con gli Ucraini questa sciagura, come società civile e non solo come governi, corriamo il rischio che tra qualche mese il prezzo del gas e del pane scoraggerà i popoli europei a continuare in questa iniziale solidarietà ed allora avremo solo perso tanto sangue, avremo armato tanto una zona già difficile (ricordiamoci che le armi continuano sempre a vivere anche oltre le guerre per cui sono state inviate ) e non avremo più nessuna credibilità da parte dei fratelli Ucraini, aprendo altre crisi in Europa.

C’è anche dell’altro, il nostro lavoro e delle tante organizzazioni di Mean può non fermare i missili ma può mettere al sicuro quante più persone possibili, mettere in protezione la cultura Ucraina , attraverso la protezione dei suoi monumenti e dei tesori dei suoi musei, e potremmo tutti cercare strade per investire nel futuro dell’Ucraina, ad esempio comprando già oggi, con la logica dei future, i pacchetti turistici in Ucraina per la stagione 2023 e 2024. È una solidarietá ed una speranza praticata sul serio. Decidere oggi che verrò in vacanza a Kiev tra un anno o due significa credere che l’Ucraina ci sarà ed aiutare oggi alla sua ricostruzione , soprattutto quella dell’umore

In sintesi, il punto di caduta migliore del nostro progetto può essere riassunto così: più unione tra i popoli della nuova UE, come l’Ucraina; più forza alla diplomazia ed alla buona economia per il futuro dell’Ucraina e dell’Europa stessa; maggiore leadership dell’UE nelle trattative che dovranno arrivare per il cessate il fuoco; aggiungere alle sanzioni economiche un sentimento di isolamento psicologico e spirituale all’aggressore, fino ad aggregare il più possibile anche la società civile russa che non può esprimere il suo dissenso-

Supponiamo che non riusciate a fermare la guerra. Ci sono però altre iniziative importanti di solidarietà e sostegno al popolo ucraino che da lì si possono organizzare meglio. Quali? E su quali state lavorando o vorreste lavorare?

Angelo Moretti: Chiariamo prima di tutto una cosa: noi siamo certi di non fermare la guerra , ed altrettanto siamo convinti che possiamo dare forza alla pace e, viceversa, che la pace senza la nostra presenza fisica avrebbe meno chance, per dirla con Lennon. Che cosa resterebbe di questi dialoghi per una società Nonviolenta se la guerra continuasse come prima o più di prima? Resterebbe il legame che mette cemento a delle visioni di futuro condivise tra europei e ucraini, verrebbe rinforzato l’isolamento politico e della pubblica opinione nei confronti dell’aggressione, potrebbero nascere catene umane utili a sottrarre la morte al potere distruttivo dele armi, intensificando la macchina delle evacuazioni, così come si potrebbe collaborare con gemellaggi tra comuni ad evitare una diaspora di ucraini, soprattutto anziani, dalla loro terra per aiutare i comuni accoglienti dell’Ucraina dell’ovest nelle attività di accoglienza . Nei nostri incontri preparatori abbiamo ad esempio visitato la provincia di Bribka, 18 mila abitanti e 1800 profughi, i profughi venivano da Mariupol, da Irpin, da Bucha e da altre città orientali, erano felici di aver trovato riparo ad ovest scoprendo la fraternità con loro connazionali con cui non avevano mai stretto rapporti, anziani che non avrebbero mai lasciato il loro paese per trasferirsi altrove, in nazioni che non parlano la loro lingua. Una mossa Nonviolenta intelligente sarebbe aiutare le aree rurali dell’ovest a ripopolarsi con le evacuazioni da est e creare aiuti tra comuni europei e comuni ucraini così che ogni comunità adotti un’altra comunità e consolidare così l’amicizia tra i popoli.

Angelo cosa vogliamo dire per concludere?

 

Angelo Moretti: Molti ci chiedono, e quasi ci rimproverano, perché vedono la nostra azione nonviolenta come un “inutile rischio”. Noi siamo ben consci che la nonviolenza significa mettere in gioco, e quindi a rischio, i nostri corpi disarmati, ma pensiamo che sia molto più pericolosa l’inerzia degli europei in una guerra che ci riguarda tutte e tutti. Pur sapendo di non poter fermare la guerra, è pericoloso non prendere parte all’avanzamento della pace. La pace non si costruisce da sola, la pace ha bisogno delle nostre gambe e della nostra volontà

Per questo chiediamo a più persone possibili di iscriversi alla marcia Nonviolenta a Kiev (tutte le info su www.projectmean.it, organizzata insieme dalla società civile europea e la società civile ucraina, autorizzata dal comune di Kiev.

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