La visita solidale compiuta dal MEAN in Ucraina

di Isabella Piro

su L’Osservatore  Romano

«Oltre due anni di guerra hanno fiaccato l’anima e il futuro dell’Ucraina. Oggi, la parola che viene ripetuta più spesso non è “vittoria”, bensì “giustizia”, nel senso di riconoscimento della parte giusta della storia»: al telefono del nostro giornale, la voce di Angelo Moretti, portavoce del MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, partecipato da 35 associazioni tra le quali l’Azione cattolica e Movimento scout adulti), sovrasta il rumore delle rotaie del treno sul quale sta viaggiando. Moretti sta lasciando l’Ucraina dopo una visita di tre giorni, compiuta in segno di solidarietà insieme all’organizzazione di volontariato EU-craina.

Il paese martoriato dal conflitto vuole giustizia, spiega, nel senso che «ha una volontà pervicace di non perdere i diritti alla libertà e alla democrazia, faticosamente conquistati. Vuole solo che il mondo veda quello che l’aggressione della Russia ha provocato.»

Tra le tappe del viaggio, Moretti racconta in particolare quella nella cittadina di Gorodnya, oblast di Chernihiv: « È il post più a nord dell’Ucraina – dice – ed è a 30 km dal fronte russo. Qui, a marzo 2022, sono arrivati i carriarmati di Mosca. La popolazione è scesa in piazza e si è schierata davanti ai mezzi militari a mani nude, disarmata, cercando di farli tornare indietro». Fortunatamente, continua il portavoce del MEAN, le forze armate russe non hanno sparato sulla folla, anche perchè Gorodnya doveva diventare un centro strategico per Mosca. « I russi hanno parlato con il sindaco per convincerlo a collaborare, minacciandolo anche, ma lui si è detto pronto a morire. Pochi giorni dopo, sono arrivate le truppe ucraine a liberare la città». prosegue Moretti.

Quello di questi giorni è stato, per il MEAN, il nono viaggio in Ucraina dall’inizio del conflitto, il 24 febbraio 2022. « La prima volta che ci siamo andati – spiega ancora il portavoce – era maggio 2022 e la popolazione era spaventata, arrabbiata. Nel corso del tempo, però, l’abbiamo vista riorganizzarsi, darsi una mano a vicenda e oggi il Paese ha una società civile dotata di un capitale sociale molto forte».

 

Forte, anche se segnato da ferite profonde, come quelle che ancora si vedono a Yahidne, sempre nell’oiblast di Chernihiv. Qui a marzo del 2022, per 27 giorni, i russi imprigionarono 360 persone in una vecchia scuola. Bambini, anziani, uomini e donne di ogni età segregati al buio, a cibarsi solo di paura.

« Ivan, uno dei sopravvissuti, ci ha fatto da “Virgilio” in questo inferno della memoria» continua Moretti, raccontando di porte usate come barelle, di persone decedute e delle loro spoglie rimaste per giorni in mezzo agli altri prigionieri. 
Altrettanto drammatiche sono le 
testimonianze di alcuni ex prigionieri di guerra che hanno preso parte, insieme allo stesso Mean, a una tavola rotonda trasmessa in questi giorni dall’emittente tv Ukrinform. Testimonianze forti dalle quali sono emerse torture, aggressioni e celle disumane. All’iniziativa hanno preso parte anche candidati italiani alle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno.

Ed è quindi all’Europa che, a conclusione dell’intervista, va il pensiero di Moretti: «L’Unione Europea non è nata dalla forza, ma dall’incontro. Negli anni ’50, Francia, Germania e Italia, erano tre Paesi nemici appena usciti dalla seconda guerra mondiale». Eppure, è proprio in questo contesto che è stata istituita l’Ue. «Ora, la guerra in Ucraina offre una grande possibilità: ragionare nell’ottica di una comune difesa europea, accompagnata dall’istituzione dei corpi civili di pace europei, così come era nell’ideale di Altiero Spinelli», padre fondatore dell’Ue. «La difesa comune europea deve essere basata non solo sulla capacità militare, ma anche sulla competenza europea per antonomasia, ossia la pacificazione dei popoli. L’Europa, infatti, è emblematica, nel mondo, per la sua capacità di mettere insieme popoli diversi». In quest’ottica, conclude Moretti, «accompagnare l’Ucraina attraverso questo periodo buio» significa portarla verso un futuro migliore per sé stessa e per l’Europa.

 

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