La Preghiera come gigli nei campi. Di Angelo Moretti su Avvenire

di Angelo Moretti su Avvenire

La prossima missione del Movimento europeo di azione nonviolenta (Mean) in Ucraina può sembrare la più inutile tra quelle fino ad ora organizzate. Dopo aver realizzato i campi estivi per le mamme vedove e gli orfani, aver costruito insieme agli ucraini un Peace Village a Brovary, aver organizzato la stipula di rapporti di gemellaggio tra Comuni italiani e ucraini e distribuito tonnellate merci utili, torniamo ancora più numerosi per…pregare e per riflettere. Il 14 e 15 ottobre saremo in Ucraina per una giornata di preghiera interreligiosa ed una conferenza sui Corpi Civili di Pace Europei.

Due azioni che non fermeranno l’aggressore, ma che la società civile ucraina ci aspetta con grande entusiasmo. L’ ”Associazione nazionale ucraina dei territori e delle regioni” sta organizzando tutto con grande cura, compreso l’allestimento delle piazze e delle sale dove si svolgeranno gli incontri a Kiev e Leopoli. Perché lo fanno? Perché lo facciamo?

Che senso ha occuparsi della preghiera mentre le bombe del “nemico” cadono ancora sulle città? Possiamo dirla solo con Kierkegaard, quando si ostinava a contrastare la filosofia sistemica di Hegel: «Se anche mi si offrisse un tetto ed una camera da letto in quel sistema, io resterei all’esterno della casa, come un uccellino su un ramo». La preghiera universale per la pace che si svolgerà a piazza Santa Sofia con le centinaia di volontari che verranno dall’Europa, che in questi giorni si stanno iscrivendo alla piattaforma del Mean, e le centinaia di membri della società civile ucraina, servirà ad alzare insieme lo sguardo verso il proprio Dio, per dire ad alta voce che nessuna guerra può distruggere il cuore dell’uomo, che nessun missile può spegnere l’anelito di pace, di libertà, di giustizia che unisce un popolo aggredito, che nessuna vittoria può essere possibile senza una nuova visione della pace. Una visione che non è dentro a nessuno dei sistemi politici attuali, non è certo nelle mani dei terribili despoti, non è nei Brics, nella Nato, e nemmeno nel Sud Globale che con rabbia si libera dalle scorie del colonialismo. Ci incontreremo fisicamente nelle piazze ucraine perché nella complessità di questo mondo la resistenza armata è più che legittima, ma anche gli ucraini sanno che non saranno le armi a difendere la loro pace presente e futura e che neanche i finti negoziati potranno farlo, come infatti non riuscirono quelli che furono frettolosamente

celebrati a Minsk. C’è dell’altro e di più alto da indagare per uscire da questo dolore collettivo e non bastano più neanche le parole facili come “pace” e “guerra”. Se qualcuno vuole chiudere il mondo in una serie di stanze protette da potenze economiche ed atomiche, noi dall’Ucraina e con gli ucraini vogliamo provare a radunare tutti gli uccelli ed i gigli dei campi per la ricerca di soluzioni alternative, basate sul dialogo, sul conflitto ben gestito, sullo spirito dei popoli. Hanno aderito tutti: la conferenza episcopale ucraina, la nunziatura apostolica di Kiev, il patriarcato ecumenico della Chiesa Ortodossa, le comunità ebraiche e quelle islamiche, ed anche il presidente della Cei, il cardinale Zuppi, ci ha assicurato il sostegno dei vescovi italiani. Dopo la preghiera, la riflessione politica. Il 15 ottobre ci incontreremo in un sito istituzionale, a Kiev, per parlare dell’urgenza di istituire in Europa i Corpi Civili di Pace, con gli europarlamentari che stanno aderendo, i parlamentari degli Stati membri ed il Parlamento ucraino. Non sarà una conferenza per l’Ucraina, ma dall’Ucraina.

Con le loro lotte ed il loro dolore, gli ucraini si sono meritati il titolo di primi inter pares, nel consesso della comunità europea, per parlare di pacificazione competente e preventiva. Non c’è più tempo da perdere, in un mondo attraversato da una terza guerra mondiale a pezzi l’Ue, deve affrettarsi a diventare leader della pacificazione nel mondo. La Difesa comune europea, auspicata da Altiero Spinelli a Ventotene, non potrà essere semplicemente un esercito condiviso dagli Stati membri, ma è chiamata ad essere un corpo inedito capace di affrontare i conflitti con metodi nuovi e divergenti. Sulla tenuta della pace e la risoluzione alternativa dei conflitti bisogna investire proprio come si fa con i corpi armati: con preparazione, finanziamenti, strategie, tempestività. Kiev ha il diritto e l’autorevolezza di parlare al mondo intero di questa nuova istituzione. La società civile europea e gli esperti nelle missioni di difesa civile, possono far fare questo salto di qualità, il Mean proverà a provocare questo salto, su un ramo.

 

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