La pace possibile in 9 ritratti

di Riccardo Bonacina, su Vita

Ma come in questo quarto viaggio in Ucraina mi sono reso conto come siano le persone, le singole persone, ad essere protagoniste della costruzione di una pace possibile. La pace è intreccio di relazioni, di collaborazioni che costruiscono un futuro desiderabile già oggi. Per questo vi racconto nove volti tra i tanti che ho incontrato e che meriterebbero ben altra prosa

Il 12 marzo di un anno fa avevo scritto “C’è una sola cosa da fare, io credo, abbracciare le vittime, soccorrerle, aiutarle, prenderle per mano, accoglierle. Questo deve rubarci ogni energia, ogni anelito, ogni parola.”

 

A un anno data, con gli amici del MEAN Movimento Europeo Azione Nonviolenta, sono ritornato per la quarta volta in Ucraina. Perché andare ancora una volta? Per continuare ad essere vicino a chi soffre la guerra e ogni tipo di violenza in casa propria e perché, “Se vuoi la pace devi preparare la pace”, come scriveva don Primo Mazzolari. E la pace, lo abbiamo imparato in questo anno terribile e insieme sorprendente, la si prepara anche durante la guerra, con la presenza fisica, con un abbraccio, con gli aiuti, con la costruzione di un rifugio, il Peace Villlage, che abbiamo inaugurato il 13 marzo scorso e che ha visto assieme all’opera italiani e ucraini. Mai come questa volta mi sono reso conto come siano le persone, le singole persone, ad essere protagoniste della costruzione di una pace possibile. La pace è una costruzione di ogni giorno, d’ogni ora, non è uno slogan. Ovunque, e ovviamente anche laddove la guerra e l’aggressione non dà tregua. È forse per questo che papa Francesco a fine anno ha detto “A tutti gli uomini e le donne di buona volontà auguro di costruire giorno per giorno, come artigiani di pace, un buon anno”.

Del mio quarto viaggio in Ucraina viaggio, invece di una cronaca, voglio restituirvi 9 volti, 9 click quasi fotografici delle persone con cui ho viaggiato e che ho incontrato nelle giornate intense e faticose a Kiev, e la corona di cittadine a nord che sono state le città martiri delle prime settimane di invasione russa, Hostomel, Moshchun, Borodyanka, Bucha.

 

1. Il primo click è dedicato a Angelo Moretti. È con lui che nei primissimi giorni del marzo scorso abbiamo promosso la campagnaAbbracci per la pace” e poi la nascita di Mean, Movimento europeo di azione nonviolenta che è nato dalla convinzione che non è pacifista chi urla slogan a favore della pace, ma chi fa qualcosa di concreto per produrre pace. Un progetto che ha favorito il passaggio dall’essere pacifisti parolai e presuntuosi al riconoscerci reciprocamente come costruttori di pace, pacificatori, produttori di relazioni nuove e più umane. Un pacifismo non ideologico che si fa presente alle vittime, le abbraccia, le ascolta e non ha lezioni da dare, ma da prendere.

Così sono nate le missioni del Mean, dalla marcia nonviolenta a Kiev dell’11 luglio scorsocon 50 attivisti e l’incontro con il sindaco Klitschko, il nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas e la società civile ucraina, l’ospitalità dei bimbi ucraini per le vacanze con i summer camp nei paesi del sud Italia, il Forum tra sindaci dell’Oblast di Leopoli e sindaci italiani a Leopoli dello scorso ottobre, l’invio di 4 Tir di aiuti per l’inverno ucraino senza elettricità, distribuiti nei paesi più colpiti dalla fondazione Act for Ukraine, e infine il dono e la costruzione del Peace Village a Brovary, una cittadina a 15 chilometri da Kiev. Un percorso impossibile senza la passione nonviolenta, la pazienza, la determinazione e la capacità di relazione e di convocazione di Angelo che in piazza, il giorno dell’inaugurazione del Villaggio, che gli ucraini hanno voluto ribattezzare Città della pace, dice: “Siamo qui come vostri fratelli e sorelle, noi vorremmo essere qui ogni volta che qualcuno attacca le vostre case, le vostre centrali elettriche. Vogliamo essere qui per dire che la pace è possibile farla avanzare insieme, e queste tre casette che oggi inauguriamo dicono che è possibile costruire questa fratellanza da subito. Il nostro oggi, è anche un messaggio all’Europa, state dicendo che la pace va promossa e difesa e sempre va conquistata. E infine è un messaggio agli oppressori perchè sia chiaro che nessun missile può distruggere il sogno della pace che stiamo costruendo come avete costruito queste casette”. Qui trovate il suo diario.

2. Serhii Malyk, 56 anni, il nostro spirito guida l’ha definito Moretti, il nostro Virgilio nella tre giorni ucraina, che ci ha guidato, spesso strattonato, in un’agenda fittissima, sui luoghi della prima, violentissima aggressione russa. Malyk è personaggio notissimo in Ucraina e non solo, campione di velocità su moto elettriche (marca Dnepr) che lui stesso ha contribuito a sviluppare e portare nel 2018 al record del mondo. Ora guida la Fondazione “Free Spirit of Ukraine” e Kyiv Municipal Motor Car Club, partner del progetto Peace Village insieme al Comune di Brovary.

Uomo di pochissime parole ma di numerosissime azioni, Serhii in questo anno si è occupato di evacuazione con la moglie al fronte per soccorrere i feriti, ora, in compagnia di Serghii Yerchenkopatron della palestra di pugilato per ragazzi e giovani in cui si sono allenati anche i fratelli Vitali e Vladimir Klitschko, hanno lavorato ogni giorno per tre settimane per la realizzazione del Peace Village, con neve, vento o sole. Dice: “Sono sinceramente grato ai nostri amici italiani per il loro aiuto all’Ucraina e la loro fiducia nella nostra Fondazione. Questa nostra lotta per la libertà ha unito tutte le persone preoccupate e coraggiose di tutto il mondo che credono nella libertà, nella democrazia e in un mondo libero. Sono sicuro che la cooperazione tra la nostra Fondazione e il Movimento Mean decollerà e insieme saremo in grado di portare molti benefici all’Ucraina”

3. Mario Cucinella, l’archistar sessantaduenne diventato attivista. È stata sua l’idea del Peace Village con la sua forma di Y al contrario, con le tre casette a disegnare il segno della pace. Attivista nella preparazione e nel suo fundraising tra le migliori aziende italiane per fornire i materiali, gratuitamente, attivista nella formazione delle maestranze ucraine, attivista nella condivisione del faticosissimo viaggio.

In piazza abbraccia Serhii Milyk e si commuove ringraziando chi ha costruito le casette. E dice: “Questo non è un progetto di donazione, ma di collaborazione, abbiamo costruito assieme, abbiamo costruito mentre altri continuano a distruggere. Costruire è un grande segno e una grande azione di pacificazione, perchè la pace inizia dalla collaborazione. un progetto come questo: nella sua semplicità esprime una forza credo unica. E l’impegno che lo ha accompagnato, l’entusiasmo per il suo completamento dimostrano, anche in questo caso, in una situazione così assurda, quanto le persone chiedano, più di ogni altra cosa, la possibilità di stare insieme, di avere un luogo nel quale potersi riunire”. Poi Cucinella a chiusura della missione ritorna professore, per la felicità e l’entusiamo dei giovani studenti di architettura di Kiev che lo sommergono di domande sui materiali e sul riuso dei detriti, per loro un grande problema.

4. Tatiana Shyshnyak, bionda soprano ucraina di Donetsk naturalizzata italiana, a Benevento da 17 anni per amore, è madre di 2 figli e specializzata nel canto beneventano, è una delle anime del Mean, forse di più, una colonna. È grazie a lei che non solo ci si capisce tra italiani e ucraini ma che sono possibili tutte le mediazioni di cui Tatyana si fa spesso carico per restituirci un accordo “semi-lavorato”. Come nel suo canto è capace di smussare ogni angolo e di percorrere con disinvoltura ogni ottava in salita e discesa. Spesso si emoziona sino alle lacrime quando deve tradurre racconti di sofferenza del suo popolo o quando sente scoppiare dentro sè una gratitudine sincera per gli aiuti degli amici italiani alla sua gente.

5. Andriy, 61 anni campione di sport subacquei e tiro a segno é addestratore di sniper ucraini e ci accompagna a Moshchun, vicino alla cittadina di Hostomel, dove i russi arrivarono la mattina del 24 febbraio paracadutati sull’aeroporto che dovevano conquistare per permettere l’arrivo di truppe avio trasportate. Lui era con altri 80 militari ucraini che fecero saltare ogni angolo di pista impedendo così l’arrivo di altre truppe russe. Il loro eroismo lo pagarono poco tempo dopo quando furono intrappolati e massacrati da un plotone russo a Moshchun dove ora ci sono corone di fiori, fotografie, fiocchi bianchi a forma di angeli che si sollevano al vento attaccati a esili legnetti vicino a trincee ormai in disuso. Sono gli Angeli della Vittoria, e si prega davanti a quei segni, ci si sofferma in silenzio e lo sguardo di Andriy racconta tutto il dolore possibile per la perdita di tanti compagni. Perdite che da allora si perpetuano, falcidiando la migliore gioventù ucraina.

6. Halyna Yerko è una deputata regionale dell’oblast di Kiev e ci guida per le strade di Borodyanka, la sua città, mostrandoci le ferite di una delle città più colpite dai russi nelle prime settimane. “Gli occupanti”, racconta, “hanno fatto cose che la gente del posto non ha visto nemmeno durante l’occupazione nazista 80 anni fa. Le rovine che vedete sono l’eredità della ritirata russa dall’area intorno a Kiev. Una corona di località occupate per un mese, e man mano che gli ucraini riprendono possesso del territorio ed entrano nelle città, ecco le esecuzioni dei civili con la faccia al muro e le mani legate dietro la schiena, gli stupri, l’accanimento sui cadaveri, i cannoncini dei tanks puntati dritti sulle case. Halyna racconta : “C’era il disprezzo totale per la vita dei civili. Qui c’era il Centro sociale che non c’è più, là vedete l’edificio del comune colpito dove è stata poi trovata la lettera di richiesta di aiuto alla città gemellata che chiedeva di evacuare i bambini di Boirodyanka. Di 18 edifici comunali ne sono stati fatti saltare 15!”. Poi salendo sul nostro pulmino ci saluta così: “Rimanete così pieni di energia e mi raccomando, abbiate sempre fretta di fare il bene”.

7. Visvaldas Kulbokas è nato a Klaipėda (Lituania), ha 48 anni ed è altissimo, è lui il Nunzio apostolico vaticano, è Kiev da diciotto mesi, parla le seguenti lingue: Francese, Inglese, Italiano, Russo, Spagnolo. È il solo ambasciatore che non mai lasciato la capitale da quando l’attacco voluto dal Cremlino è iniziato. Ci riceve nella sua casa, l’ambasciata vaticana, nonostante i tanti impegni, compreso quello di mediazione per lo scambio di prigionieri a cui il Papa tiene moltissimo. “È importante per noi sentire il vostro cuore, la vostra vicinanza, è importante svegliarci al mattino e sentire di essere abbracciati, di non essere soli, dimenticati. Ancora all’inizio del mese di marzo 2022 l’arcivescovo maggiore di Kiev, Svjatoslav Ševčuk, ha chiesto al sindaco Klitschko, “cosa si aspetta dalla chiesa cattolica?”, e lui: “serve che siate qui e preghiate”.

Presenza e preghiera. Questa è la prima cosa. Ora voi aggiungete un nuovo passo. Ci sono tanti aiuti diretti o indiretti (tramite governi) come movimento vi siete attivati tantissimo, e anche questo è preghiera, perchè la preghiera non sono le parole che non servono a nessuno, né a Dio né a noi, la preghiera serve quando c’è lo slancio del cuore, quando c’è interiorità, e quando è accompagnata dall’azione. Le due ali della preghiera, umana. Grazie e aiutatemi nel creare occasioni di dialogo”. E alla nostra domanda sul domani, risponde “Come mi diceva alcuni giorni fa un ufficiale del battaglione “Azov”: «per ma la parola vittoria significa un’Ucraina bella, unita, priva della corruzione, prospera e sviluppata». Cioè, che non c’è la pretesa di sconfiggere qualcuno – neanche la Russia – ma semplicemente il desiderio di difendere la vita propria e quella della sua famiglia e del suo popolo”.

8. Yurko Ivanyshyn, 51 anni, cofondatore di UkrStream.TV, attivista di EuroMaidan. produttore di Winter on Fire di Evgeny Mikhailovich Afineevsky documentario nominato all’Oscar nel 2016 come “miglior lungometraggio documentario”, lo incontriamo davanti al comune di Brovary, a da poco termiato un nuovo film con Pavlo Peleshok di Life to the Limit Dalla Rivoluzione della Dignità alla guerra. Dai frammenti di memoria e dal proprio archivio cinematografico, hanno assemblato un mosaico delle cause e delle conseguenze dell’odierna guerra russo-ucraina – dalla fine del 2013 a oggi. Lui e Pavlo sono andati al fronte come volontari, hanno visitato i punti caldi del Donbas, hanno creato il drone artigianale “Furia”, che ora porta il nome di una delle migliori unità di ricognizione aerea. E per tutto questo tempo hanno continuato a filmare per mostrare al mondo la verità sulla terribile guerra che è diventata possibile nel XXI secolo. Ci racconta: “Ho iniziato durante i primi giorni, quando le dimostrazioni erano ancora pacifiche. Da ex giornalista avevo capito che questi eventi dovevano essere ripresi. Ho dato vita a UkrStream.TV insieme ai miei colleghi, e abbiamo iniziato a trasmettere gli eventi di Kiev in tutto il mondo e senza commenti e da allora continuato a documentare ciò che viviamo, è la mia missione, la mia vita. Per non far vincere le bugie dei russi”.

9. Halyna, è la responsabile delle politiche sociali e collaboratrice di Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, è lei ad illustraci la destinazione delle tre casette del Villaggio della pace. Spiega: “Nelle casette, calde e ben attrezzate, i bambini potranno giocare e studiare, le persone di una certa età possono incontrarsi, leggere, caricare le batterie di telefoni o tablet o semplicemente riscaldarsi o ricevere altro aiuto necessario. E per i più giovani uno spazio di coworking e i collegamenti wifi e collegamenti per ricaricare i cellulari anche grazie a 16 minigeneratori solari. Halyna ci guida anche in un campo profughi allestito con moduli prefabbricati molto dignitosi donati dal Governo polacco per ospitare le famiglie profughe dall’est del Paese, dalle città e dai villaggi sul fronte degli scontri, tante le famiglie con bambini e tanti gli anziani. Halyna e il personale cercano di alleviare il carico di dolore e di sofferenza che i profughi portano con sé.

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