Il Sindaco solo e i dubbi europei verso l’Ucraina

di Angelo Moretti

su Corriere della sera

Nè il volto né il nome di Andreij, sindaco di Horodnya, estremo confine dell’Ucraina, sono stati “utilizzati” nella campagna elettorale per le europee. Eppure la sua storia è stata uno dei temi principali di questa competizione. 

«L’Unione Europea deve aiutare o meno l’Ucraina a difendersi militarmente?» è la domanda che ha tenuto banco in tutti i dibattiti, senza mai dare voce a coloro che la difesa continuano a darsela da soli, da 830 giorni. Horodnya è stata liberata dall’invasione delle forze occupanti il primo aprile 2022, grazie all’arrivo tempestivo dell’esercito ucraino, e durante la breve occupazione era stata una città disobbediente. 
I cittadini di questa area rurale, poco più di undicimila, sono scesi in strada dal 24 febbraio fino a quel maledetto primo aprile circondando i carri armati e i soldati russi con bandiere e canti, il sindaco si è frapposto con il suo corpo davanti ai tank. Per fortuna la resistenza nonviolenta non è sfociata in spargimenti di sangue, come accaduto in altre città in cui l’esercito russo ha sparato sulla cittadinanza inerme: ad Horodnya doveva insediarsi un centro strategico delle forze militari di Putin e non poteva funzionare senza l’appoggio della popolazione locale.

Andreji è stato fatto prigioniero e gli è stato intimato di collaborare con gli invasori, ma la sua risposta è stata netta: «Potete uccidermi». Eppure qui da noi nessuno conosce questo umile eroe.

Perchè questa scarsa empatia alla causa ucraina?
Il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta si è spinto fino a Horodnya per manifestare la sua solidarietà ad Andreji, a 30 chilometri dal fronte russo, superando distese di puntoni anti-carro chiamati “denti di drago”. 
Il Sindaco ha quasi pianto nel vederci, non poteva crederci che un gruppo di italiani fosse davanti a lui per portargli un saluto. Da due anni non si vedevano stranieri e la sua città vive in completo isolamento, tutti hanno paura ad arrivarci. E pensare che fino a pochi anni fa in quella regione si celebrava ogni anno la “Festa delle tre sorelle”: cittadini ucraini, russi e bielorussi festeggiavano con prodotti tipici e danze tradizionali la loro comune vita sul confine.

 

Gli abitanti oggi sono arrabbiati e attoniti. A tavola nasce un sogno, lo pronuncia Andrea del MEAN: la scuola di gestione creativa dei conflitti, che formerà i prossimi Corpi civili di pace europei perchè intervengano tempestivamente nelle zone di tensione, nascerà su questo confine, tutti approvano.
Ora però bisogna far finire l’aggressione, e mettere in sicurezza l’Ucraina dalla dittatura del vicino.

Il MEAN si schiera con Andreji e torna in Ucraina l’11 luglio: vogliamo portare con noi migliaia di civili in piazza, a Kyiv, e dire che “Non possiamo tacere”, urleremo perché questa aggressione venga terminata subito.

 

Altri articoli