Il Foglio: Corpi civili europei di pace. Ripartire a Kyiv da una idea di Langer

di Cristina Giudici su Il Foglio

Milano. “L’incontro di oggi si tiene nella capitale di un paese devastato dalla guerra perché non c’è altro luogo più titolato a chiedere un’Europa che sia un continente capace di svolgere il ruolo di garante della trasformazione positiva dei conflitti interni e globali”

Inizierà così l’intervento della sociologa ed etnografa Marianella Sclavi, esperta di mediazione nei conflitti, alla Conferenza europea per l’istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei che si terrà il 15 ottobre al Palazzo d’Ottobre di Kviv. Si tratta di un’iniziativa ideata da Mean, il movimento europeo di azione non violenta – pacifista ma in nulla e mai ambiguo sul concetto di pa-ce, mai disgiunto dalla giustizia e dal riconoscimento del diritto a difender-si, che conta su una rete di 40 associazioni – che ha già compiuto diverse missioni umanitarie in Ucraina per aiutare il popolo martoriato dall’aggressione russa. Come anticipato al Foglio, Marianella Sclavi introdurrà la conferenza con queste parole: “Sia-mo qui per elaborare le linee guida di un’efficace forza di costruzione della pace europea, come idealmente proposto molti anni fa dal parlamentare europeo Alex Langer, per creare una formazione politica sovranazionale composta per lo più da civili, appositamente addestrati per intervenire in aree di crisi a rischio di escalation, con la capacità e l’autorità di trasformare i conflitti in opportunità insieme alle popolazioni locali”

Fra gli altri, parteciperanno gli ambasciatori Lamberto Zannier (ex segretario generale dell’Osce), Marcel Pesko (già direttore del Centro di prevenzione dei conflitti dell’Osce), ma anche politici ucraini come il parlamentare Vadym Halaychuk, membro del comitato che porta avanti l’agenda bilaterale con l’Unione europea, il sindaco di Kyiv Vitali Klitschko, il primo cittadino di Leopoli Andriy Sadovyi e anche amministratori italiani fra cui la vicesindaco di Milano, Anna Sca-vuzzo. Il movimento Mean è convinto che per l’Unione europea non sia più procrastinabile la necessità di dotarsi di una propria forzadi pace indipen-dente, istituzionale e competente, impegnata nella prevenzione dei conflitti armati e nei processi di risoluzione negoziale. Dal 1994, da quando per la prima volta Alex Langer ha proposto l’istituzione dei Corpi Civili di Pace, ci sono state più di venti “missioni di pace europee” che sono state poco incisi-ve, per usare un eufemismo. Così come è stata fallimentare la “Special Moni-toring Mission in Ukraine” dell’Osce prevista dall’accordo di Minsk che si è conclusa il 31 marzo del 2022. Perciò Mean ha deciso di rilanciare al Consiglio europeo la proposta di istituire i corpi civili di pace europei. Sulla carta il Parlamento europeo li ha creati nel 2011, ma senza strumenti né mezzi che ne garantiscano l’autorevolezza e la forza necessarie per svolgere la loro missione. E ha deciso di farlo nella capitale della resistenza alla Russia in nome della sua vocazione europeista.

“Vogliamo dare voce agli operatori che in questi decenni hanno fatto esperienze di ricostruzione nelle zone devastate dalla guerra”, osserva Riccardo Bonacina, fondatore del magazine Vita e portavoce di Mean. “La scelta di farlo a Kyiv rappresenta anche simbolicamente un riconoscimento al paese che, con eroica resistenza, ha già conquistato il titolo diprimus inter paresnella famiglia europea”. Sitratta in sintesi della proposta di creare un organismo che si occupi in modo permanente della gestione dei conflitti e sia complementare al corpo militare approvato dai ministri della Difesa dei paesi membri nel marzo 2022 che prevede entro il 2025 una forza di 5.000 militari. Nella speranza che l’Ue possa essere la prima potenza mondiale dotata di un corpo civile di pace composto da personale di istituzioni e società civile che affianchi i militari neglisce-nari che hanno prodotto i conflitti. Per chi ci crede, e non fa parte dei pacifisti da girotondo o da salotto, si tratta di un’urgenza operativa. La conferenza si terrà a Kyiv e contemporaneamente nel palazzo dell’oblast di Leopoli, preceduta il giorno prima da una giornata di digiuno e di preghiera interreligio-sa. Mean ritiene che, con il suo dolore, l’Ucraina, il 15 ottobre, potrà parlare al mondo intero (l’iniziativa è nata prima della guerra di Gaza ma non le è certamente estranea) e pretendere di essere ascoltata. La pace si ottiene come si ottiene la vittoria in guerra: con preparazione, investimenti, risorse umane, tecnologia, strategia, reti operative della società civile e di stati.

Cristina Giudici

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