Avvenire: In pullman verso i piccoli Comuni. L’accoglienza primo passo di pace

Dopo Odessa, Kiev.
Dalla Carovana della pace al Movimento europeo per l’azione non violenta, il Mean. È una staffetta simbolica, in nome di un cessate il fuoco immediato, quella che coinvolge tanti volantini e pacifisti italiani, in questo scorcio d’estate. Ed è un impegno a due facce, caratterizzato dalle missioni e dai viaggi in terra ucraina e insieme dall’attività umanitaria e dall’accoglienza che continua, per chi è in fuga dalla guerra. 

Ieri a Medyka, al confine polacco-ucraino, un’associazione ucraina, *Act for Ucraine*, ha incontrato una delegazione del Mean: per 78 persone, soprattutto mamme con i propri bambini, la destinazione era proprio l’Italia. 

Viaggio in pullman, di notte e di giorno, per poter ricevere accoglienza in quindici paesini della penisola, da Pietrelcina, nel Beneventano a Tiggiano, in provincia di Lecce, da Altofonte, nel Palermitano, fino a Ordona, in provincia di Foggia. A essersi mossa è stata la Rete dei Piccoli Comuni del Welcome, da sempre attiva in progetti di valorizzazione del territorio e di ospitalità diffusa. 

 

Sono stati i primi cittadini a convincere le famiglie dei propri borghi ad aprire le porte di casa, per poter garantire qualche mese di serenità a un popolo stremato da missili e bombe.

 

L’iniziativa, denominata Summer Camp, riguarda per lo più orfani e vedove ucraini di caduti in guerra, individuati dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Kiev.

“Sono persone che hanno visto e sofferto tanto, a cui questo progetto vuole donate un tempo di pace” dichiara Angelo Moretti, che  con il Movimento europeo per l’azione non violenta è tra i promotori della marcia per la pace che si svolgerà il prossimo 11 luglio a Kiev. 

L’ospitalità garantita in questi mesi a donne e bambini ucraini è frutto di un impegno nato subito dopo l’invasione da parte di Mosca a febbraio con l’iniziativa degli “Abbracci di pace” tra russi e ucraini prima, e poi con due viaggi nella terra martoriata, a maggio e a giugno, insieme alla società civile che adesso sogna un corteo simbolico per le vie della capitale ucraina.

 

“Siamo venuti a conoscenza della storia di molte famiglie ormai monoparentali a causa della morte in guerra di mariti e padri. – spiega Moretti – I più piccoli, soprattutto, hanno bisogno di un supporto psicologico per rielaborare i traumi del conflitto.”
Ora i preparativi sono tutti per l’iniziativa concordata con le autorità di Kiev, che si svolgerà tra dieci giorni esatti.
Non saranno 5mila, come speravano inizialmente gli organizzatori, ma 150 i partecipanti che sfileranno, per ragioni di sicurezza. 
“Siamo sempre più convinti del fatto che gli ucraini abbiano la forza morale per diventare gli artefici della loro pace”.
Quella in corso è un’estate calda per i movimenti pacifisti italiani, che vedono il mondo cattolico in prima linea in tante iniziative.

Si è appena conclusa l’iniziativa si #Stopthewarnow, la Carovana della pace che ha raggiunto Odessa e ha consegnato aiuti al popolo ucraino. Tra i protagonisti c’erano la Comunità Papa Giovanni XXIII, Nuovi Orizzonti, Arci, Cgil, Focsiv, Rete italiana Pace e Disarmo.

Con loro anche il vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino.
I volontari italiani hanno portato 40 tonnellate di beni di prima necessità per la popolazione colpita dalla guerra.

Tra due settimane questo stesso arcipelago di sigle e associazioni tornerà nella stessa città, per chiedere ancora “la fine dell’assedio e dei bombardamenti”.

 

Leggi l’intervista di Angelo Moretti su Avvenire.it

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