Avvenire. I pacificatori italiani a Kiev e Leopoli fra preghiera e impegno civico

di Avvenire

Preghiera e impegno concreto. «Sono due dimensioni imprescindibili per la pace. E noi le vivremo nell’Ucraina in guerra», racconta Angelo Moretti. È il portavoce del Mean, il Movimento europeo di azione nonviolentache torna nel Paese sotto le bombe con un gruppo di “pacificatori” italiani. Settanta in tutto, esponenti della politica, della società civile, dell’associazionismo, del mondo cattolico che sarà presente con membri di Azione cattolica italiana, Masci, Movi. Fra loro anche quattro frati minori francescani che porteranno una croce con una reliquia dal monte della Verna. «È un segno di vicinanza alle sofferenze del popolo ucraino e di speranza affinché la violenza e l’odio possano lasciare il posto al dialogo», chiariscono i religiosi

Due le tappe, Leopoli e Kiev, che il movimento unirà all’Italia e all’Europa in due giornate. La prima è quella di sabato 14 ottobre quando il Mean ha promosso la “Giornata internazionale e interreligiosa per l’Ucraina” che avrà al centro la “preghiera universale per la fratellanza”. «La guerra è degenerazione, risentimento, vendetta – afferma Moretti –. Se non sappiamo come disarmare l’aggressore o se i problemi sono superiori alle nostre capacità, occorre alzare lo sguardo al cielo. Si tratta di un’iniziativa di digiuno, riflessione e preghiera con rappresentanti di diverse Chiese e fedi per invocare la pace e sostenere con la vicinanza fisica e spirituale una nazione aggredita».

A Kiev l’appuntamento è in piazza Santa Sofia, davanti al monastero simbolo della capitale; a Leopoli nella chiesa del Seminario greco-cattolico. Terza località coinvolta sarà Kryvyi Rih, nella regione di Dnipro, dove si riunirà un gruppo guidato dal vescovo ausiliare dell’esarcato greco-cattolico di Donetsk, il salesiano Maksim Ryabukha. Poi il ponte con la Penisola dove si potrà seguire l’evento in diretta a partire dalle 16 (ora italiana) sul canale YouTube del Masci https://www.youtube.com/@MasciAdultiScout e dove la preghiera si replicherà in piazze e associazioni: da Benevento a Genova passando per Milano. Accanto alle parole della Scrittura saranno proposti testi di papa Francesco, Giovanni Paolo II, don Tonino Bello. In videocollegamento interverrà il vescovo di Cassano all’Jonio, Francesco Savino, vice-presidente della Cei. «Di fronte alla barbarie della violenza in corso, non bisogna mai rassegnarsi né smettere di pregare insieme – afferma alla vigilia –. Il popolo ucraino, ferito e umiliato, cerca nel profondo del suo cuore la giustizia e non potrà essere solo la forza a far valere questo anelito».

In collegamento da un kibbuz a nord di Israele anche Angelica Edna Calo Livne della fondazione Beresheet LaShalom che assicura la «preghiera formulata da ebrei, cristiani, drusi e islamici» e in un messaggio scritto prima della crisi in Terra Santa afferma: «È inconcepibile che nella nostra era, nella nostra generazione non si riesca ad arginare l’intolleranza, la violenza e la tragedia delle vittime colpite dalla guerra. Solo in pace vincono tutti». Adesione è stata assicurata dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che ha riconosciuto la Chiesa ortodossa dell’Ucraina dopo il suo distacco da quella espressione del patriarcato di Mosca, e che invierà anche un vescovo rappresentante con la sua benedizione.

Domenica 15 ottobre dal Parlamento di Kiev e dal Palazzo dell’Oblast di Leopoli l’appello all’Europa per far nascere i corpi civili di pace. «Sarà una vera e propria chiamata al continente – dichiara Moretti –. Si parla da decenni di difesa comune europea. Entro il 2025 la Ue intente far nascere una forza di risposta rapida di 5000 uomini. Non trasformiamola in un percorso anacronistico. E dall’Ucraina diciamo: scommettiamo sui corpi civili di pace, su donne e uomini disarmati ma formati a gestire il post- conflitto». Alla conferenza interverranno i sindaci (per l’Ucraina quelli di Kiev e Leopoli; per l’Italia i primi cittadini di Fano e Fermo, Massimo Seri e Paolo Calcinaro, la vice-sindaca di Milano, Anna Scavuzzo), gli ambasciatori Lamberto Zannier e Marcel Peško, il nunzio apostolicoVisvaldas Kulbokas, l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo (M5s), i parlamentari Giuseppe Provenzano (Pd) e Federica Onori (M5s) che hanno parte della delegazione Mean. Poi esponenti di associazioni e onlus, docenti, ricercatori.

«Ci incontriamo per ascoltare l’esperienza di chi in questi ultimi 25 anni ha costantemente lavorato nelle zone di conflitto per ricostruire le condizioni di una convivenza pacifica – afferma Marianella Sclavi, altra portavoce del Mean –. E presenteremo le linee guida per una formazione politica sovranazionale composta per lo più da civili appositamente addestrati per intervenire nelle aree di crisi. Una forza in grado di evitare le escalation, di intervenire costruttivamente nel post-conflitto e di essere presente nei negoziati come parte terza in grado di proporre sviluppi di “verità e riconciliazione” diversi sia dai famigerati accordi di Versailles sia da quelli di Dayton».

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