14-15 ottobre 2023: due giornate in Ucraina per far trionfare la vita contro la morte

 

Giornata internazionale e interreligiosa per l’Ucraina 

Preghiera Universale per la Fratellanza e la Pace 

Aula Magna del Seminario Greco cattolico di Leopoli

Piazzaa San Michele, Kiev

14 ottobre 2023 

I Nostri Principi Ispiratori sono le dottrine religiose e laiche della nonviolenza attiva, il diritto internazionale, i capi religiosi del mondo. 
Riportiamo qui di seguito alcune citazioni, preghiere e riflessioni che sorreggono la convinta convocazione della giornata di preghiera e riflessione in Ucraina, per l’Ucraina, per la pace mondiale. 
E prima di tutto riportiamo lo stralcio della risoluzione ONU che ad oggi andrebbe considerata come unica vera fonte del diritto internazionale. 

The General Assembly Reiterates its demand that the Russian Federation immediately, completely and unconditionally withdraw all of its military forces from the territory of Ukraine within its internationally recognized borders, and calls for a cessation of hostilities 
Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 16 febbraio 2023 

La Nonviolenza si fa beffe della potenza del tiranno e lo disorienta rinunciando alla ritorsione ma al tempo stesso rifiutandosi di ripiegare dalle proprie posizioni. L’unica forza applicabile universalmente può dunque essere quella dell’ahimsa, o dell’amore. In altre parole, la forza dell’anima. 
Mahatma Gandhi 

Anche la nonviolenza ha le sue armi. Sono le armi della Verità, della Giustizia, del Rispetto e dell’Amore. Ma di arma concreta e visibile non ce n’è che una: il nostro corpo. 
Jean Goss, eroe di guerra e nonviolento europeo 

Vergine Immacolata, avrei voluto oggi portarti il ringraziamento del popolo ucraino, per la pace che da tempo chiediamo al Signore. Invece devo ancora presentarti la supplica dei bambini, degli anziani, dei padri e delle madri, dei giovani di quella terra martoriata, che soffre tanto
Papa Francesco, 8 dicembre 2022 

Non vorrei commentare l’atteggiamento e la scelta della leadership politica russa, che viene giudicata dai fatti, e sono sicuro che nel prossimo e immediato futuro sarà valutata da altri individui e istituzioni così come, ovviamente, dalla storia stessa, scritta nel sangue di vittime innocenti di questa guerra. Siamo però convinti che il popolo russo, almeno i nostri fratelli cristiano-ortodossi, non possano essere d’accordo con quanto sta accadendo a danno del vicino popolo ucraino 
Sua Santità Bartolomeo, patriarca ecumenico della Chiesa Ortodossa

 

Stiamo pregando, stiamo facendo appello per la pace e stiamo aiutando coloro che hanno sofferto a causa della guerra 
Rav Pinchas Goldschmidt, Rabbino capo di Mosca, in esilio per non aver appoggiato la guerra di Putin

 

 In Russia c’è adesso una dittatura, e questo è molto pericoloso anche per la comunità ebraica. È necessario che coloro che hanno la possibilità di partire lo facciano. Tra l’altro è interessante notare come dall’inizio della guerra contro l’Ucraina circa 16mila ebrei ucraini siano partiti per Israele, mentre dalla Russia siano stati 65mila. Mi sembra che allo stato attuale sia più pericoloso per gli ebrei stare in Russia, molto più che in Ucraina 
rav Yaakov Bleich, Rabbino Capo d’Ucraina

Lo strumento della preghiera è uno strumento di pace molto importante e molto efficace perché apre i nostri cuori all’amore di Dio e all’amore del fratello 
Nader Akkad, Imam della Grande Moschea di Roma 

 

Di fronte al perdurare della sanguinosa invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa e nell’attuale impasse della diplomazia mondiale nella ricerca di una soluzione pacifica per porre fin al conflitto armato, condotto da una potenza nucleare, la società civile europea ed ucraina, i rappresentanti di diverse chiese e diverse fedi, cristiana, islamica, ebraica, induista, si danno appuntamento al Seminario Greco Cattolico di Leopoli il 14 ottobre 2023 per una giornata di digiuno, riflessione e preghiera per invocare la pace e sostenere con la propria vicinanza fisica e spirituale il popolo aggredito dell’Ucraina. 

Sappiamo di non poter fermare la guerra con le nostre mani, ma potremmo unire i nostri cuori per la pace, sulla terra martoriata dell’Ucraina, nel cuore fisico e spirituale dell’Europa, Leopoli, dove nei secoli si sono incontrate ed hanno dialogate tutte le fedi. All’abbraccio di Leopoli si unirà l’abbraccio virtuale di tutti i popoli che in Europa vorranno testimoniare i loro sentimenti di fraternità al popolo ucraino e che in quello stesso giorno si uniranno alla giornata di digiuno e preghiera. 

Il destino dell’Europa passa per Kiev! 

Conferenza Europea per l’Istituzione dei Corpi Civili di Pace 

Parlamento Ucraino, Kiev

Palazzo dell’Oblast di Leopoli, Leopoli

15 ottobre 2023 

Riprendiamo il forte appello di Alex Langer lanciato a Tuzla nel 1995 

O tiriamo le conseguenze che si impongono e rafforziamo la nostra presenza – mandato dei caschi blu, presa di posizione netta di fronte agli aggressori – e, in fin dei conti, rifiutiamo di essere complici della strategia di epurazione e di omogeneizzazione della popolazione della Bosnia, oppure cediamo al ricatto intollerabile delle forze serbo-bosniache, ritirandoci dalla Bosnia ed infliggendo così alle Nazioni Unite la loro più grande umiliazione proprio mentre si celebra il cinquantenario della fondazione dell’ONU. 

Oggi più che mai in passato dobbiamo armarci di dignità e di valori. E soprattutto ripetere quel “mai più” che risuona in tutta Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. 

Oggi più che mai in passato dobbiamo difenderci, in Bosnia, contro coloro che spingono all’epurazione etnica e religiosa come ideale politico e lo impongono perpetrando crimini contro l’umanità.

Se la situazione attuale è il risultato delle politiche disordinate, rinunciatarie e contraddittorie dei nostri governi, l’Unione europea in quanto tale è rimasta muta, impotente, assente. 

Bisogna che l’Europa testimoni e agisca! 

Bisogna che grazie all’Europa l’integrità del territorio bosniaco e la sicurezza delle sue frontiere siano finalmente garantite. Ma ciò non è, non è più sufficiente. Per recuperare un credito assai largamente consumato, l’Unione europea deve oggi dar prova di un coraggio e un’immaginazione politica senza precedenti nella sua storia. L’Europa può farlo, l’Europa deve farlo. Lo deve tanto ai bosniaci quanto a se stessa. Perché ciò è condizione della sua rinascita. 

Alex Langer, europarlamentare e pacifista 

Nella Giornata del 15 ottobre 2023, presso la sede dell’Oblast di Leopoli, la società civile europea ed ucraina, con la presenza di europarlamentari e di parlamentari ucraini, discuteranno della necessaria ed urgente istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei. Dagli eccidi di Sarajevo degli anni ’90 all’aggressione a Kiev dei nostri giorni riteniamo non più procrastinabile per l’Unione Europea dotarsi di una propria indipendente, istituzionale e competente forza di pace, impegnata nella prevenzione dei conflitti armati e nei processi di risoluzione negoziale degli stessi. 

Come esponenti di una società civile europea che si colloca decisamente al fianco del popolo ucraino, nel mezzo di una aggressione che punta a terrorizzare i civili ed a sottomettere un intero popolo ai voleri di una superpotenza atomica, riteniamo che ogni reiterazione di appelli alla ripresa dei negoziati per essere credibile debba accompagnarsi a una concreta capacità di implementazione. 

La storia della indipendenza Ucraina, dal 1991 ad oggi, è costellata da patti e accordi rimasti sulla carta che non hanno impedito il protrarsi delle violenze, per questo pensiamo sia inutile ridurre il discorso alla dicotomia, rassicurante solo per il dibattitto mediatico, pace/guerra, armi o non armi, serve un pensiero maggiormente critico e creativo nello scenario in corso, non solo in Ucraina ma in tutti i conflitti in corso in cui l’Europa è coinvolta.  

Riteniamo vitale, invece, che tutto il movimento pacifista unitariamente, accanto alle battaglie e campagne per il disarmo e la non proliferazione nucleare, si mobiliti urgentemente oggi affinché il Consiglio Europeo decida finalmente la istituzione di autentici Corpi Civili di Pace Europei, dotati di tutti gli strumenti e mezzi che ne assicurino l’autorevolezza e la forza necessarie per adempiere la loro missione. La Conferenza intendiamo innanzitutto dare voce agli operatori che in questi decenni hanno fatto esperienze di ricostruzione e risanamento nelle zone di crisi, sia di guerra che di disastro urbano.

Con questi auspici convochiamo di concerto con la società civile ucraina, una “Conferenza Europea sui criteri per la istituzione e per la operatività dei Corpi Civili di Pace Europei” con protagonisti i costruttori di pace sia istituzionali che non governativi (come del resto era nelle intenzioni di Alex Langer) con esperienze significative sul campo.

La scelta di una città ucraina come sede di un tale evento, così come la presidenza stessa della iniziativa in mano alla Verhovna Rada, il parlamento ucraino, ed ai leader della società civile ucraina, sono anche simbolicamente un riconoscimento che con la propria lotta e la propria vita questo popolo ha già conquistato il titolo di primus inter pares nella famiglia europea.

Si tratta di osare pensare a livello europeo ad un organismo sulla gestione costruttiva dei conflitti come necessario complemento e pari dignità del corpo militare previsto dalla “Bussola” approvata dai ministri della difesa dei Paesi Ue nel marzo 2022 e che prevede entro il 2025 una forza di 5000 militari per il pronto intervento. Si tratta, per le istituzioni europee di riconoscere che come tutti i cambiamenti sistemici, anche questo, deve trovare fonte e impulso nelle dinamiche della società civile e in nuove forme di dialogo fra società civile e rappresentanze politiche.

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